Solitudine col domani

I
Ho a lungo interrogato
me stesso, stasera,
ma guardando le cose
non chiudendo gli occhi,
ma cercando amicizia,
non rifiutando un accordo.

II
Ho voluto capire qualcosa,
averla, qualcosa, stasera,
una certezza per addormentarmi,
per dare domani il buon giorno
alle cose e agli uomini
(Perché è triste la sera,
dopo esser stato tutto il giorno fra la gente,
trovare se stesso e la stanza
sempre uguale, con tre porte
ed un letto e un sonno stanco).

III
E ho scacciato dall’angolo buio
della mia stanza la ragazza
dolce del nulla, della fantasia.
Adesso sono solo con il mio destino,
con le mie mani la storia il futuro
e con la traccia della nostalgia
del dolce riso che sgorgava dal silenzio.

IV
Ho interrogato me stesso,
lungamente, stasera,
e le cose e la musica che mi davano gli uomini
dalle finestre estranee della corte
e i riflessi della luna tra le nuvole che erano,
triste sera, così pallide e sporche,
e l’orologio della pioggia,
il ritmo breve del cuore.

V
Mi sono appoggiato alle cose
con gli occhi sbarrati,
mi sono riempito della mia stanza,
ho ingoiato con gli occhi
la finestra il letto le tue porte
le note della musica i riflessi della luna
per fare il nulla fuori dai miei occhi,
il nulla e il sonno stanco, sonno e tempo
– e sono morto un momento –
mi hanno sorretto le cose.

VI
Ho interrogato me stesso
a lungo stasera col braccio
a collana intorno alla gola
il vento nella camicia dalla finestra spalancata e le note
che mi farfugliavano il cuore
nei larghi tempi della pioggia

VII
Ho chiesto perché ero solo
ho domandato perché nella stanza
da ogni porta entra una fanciulla
le tre fanciulle della solitudine
(È nostalgia che torna e sei anche tu
malinconia gentile e la compagna
leggera fantasia – perché tornate?
Il destino non è ancora scattato,
non ho interpretato ancora la legge
del cuore.
Voi non potete fermare
l’orologio del tempo)

VII
Ho domandato a me stesso, soltanto a me stesso
(non c’era nessuno, nessuno, oltre me nella stanza)
se qualcosa stava morendo o se nasceva qualcuno
nel silenzio della sera, nella stanza con tre porte
ed un letto un uomo il sonno.
Dietro le porte stavano le fanciulle
dolcissime della solitudine che io avevo scacciato,
nelle strade le ombre
e persone forse, gente,
nelle case cose e uomini
e donne e fanciulle vere
o solitudine forse, come da me.
Mi sono chiesto se era pazzia
fare il carnefice con me stesso.

IX
Poiché sapevo che non mi sarei risposto
poiché sapevo che non avrei potuto,
avevo aperto i miei occhi,
sbarrati, e cercato amicizia,
non rifiutavo accordi patti tregue
con le cose con la luna con le nuvole sporche
con l’orologio delle stelle, col ritmo breve del cuore,
e ho domandato, ho bussato con gli occhi aperti
contro la porta chiusa della solitudine,
e ho pregato anche, ho pregato, ho raccolto i battiti
del cuore, li ho soffocati con le mani,
li ho fatti prigionieri dell’ansia,
schiavi del silenzio puro

X
Non ho risposto io, non mi hanno risposto le cose,
non la luna, non le nuvole, non le note delle musiche,
non l’urlìo di cane del vento
sulla ringhiera della pioggia

XI
Ho aperto allora le porte,
ho richiamato le fanciulle ancora,
la nostalgia di quello che non sarà più
la fantasia di quello che non sarà mai
la malinconia di quello che non è stato,
– non c’era più nessuna , non c’era più speranza
solo tre porte vuote, spalancate
nel deserto

XII
Ho domandato per l’ultima volta
e non ho avuto risposta,
ho aperto gli occhi chiusi nella notte
rifatto il mondo fuori dai miei occhi,
le finestre, il letto, le tre porte,
le note della musica, i riflessi della luna,
e il sonno stanco e il tempo
– e sono morto un momento –
non mi hanno sorretto le cose

XIII
L’orologio del tempo continuava
a tintinnare come un orecchino
sul pendolo impazzito della solitudine
Allora ho saputo che ho ancora da interrogare,
chi ha ragione sempre, il giorno che verrà,
domani.

Autore: Gianni Toti

Data: 28 aprile 1945

Numero serie: 1945_0044

Temi: Introspezione; malinconia; tristezza; solitudine; angoscia

Emozioni trasferite nella scrittura: Malinconia; tristezza; solitudine; angoscia