Ginia, mi ascolti? è sera, son con te
bocca sul cuore a dirti la mia pena,
cede il silenzio ai consigli dell’ombra
e piove ceneri la mesta sera,
è l’ora, cara, della tua dolcezza,
la fantasia, la limpida magia
sugli occhi stanchi ha la leggera mano
fresca d’incanti che non torneranno
a darmi di te immagine e possibile
la speranza impossibile d’allora,
fare una gioia coi vostri dolori
delle parole un canto, un vasto ritmo
dei brevi ritmi dei due cuori – un cuore –
poveramente umani, assorti e schiavi
della miseria umana dell’amore
Ginia, lontana, è d’ore il giorno, intento
degli uomini tra cui sparpagli il cuore
nelle case e le strade e tu mi torni
quando i pensieri e i sogni si confondono
quando son solo a sopportar la vostra
solitudine d’uomini di carne
dolcezza interminabile, e poi fuggi
Ginia, serena, limpida, leggera
nel fantasma dell’aria.
Ascolto il passo
che s’allontana forse o si dilegua
senza che sia un ritorno poi il ritorno.
Le stelle s’allontanano con te
sul cuore mi zampillano i tuoi passi
come stille di sangue
poi è silenzio.
Autore: Gianni Toti
Data: settembre – ottobre 1944
Numero serie: 1944_0036
Temi: Amore;


