in nome della profondità la superficie
e il morto a galla – è riscritto
l’anima dilatata la vena aorta elastica tesa
troppo tesa sì – e invece si spezza
la bocca dell’uomo ha divorato la lingua
il silenzio è il deposito delle parole troppo dette
l’ininventariabile archivio del pianeta:
filamenti insetti testicoli microscopici in scatola
le mani facili schioccano le giunture e
si arrotola si srotola la dorsale accuminata
sensi inquieti sperma disperati vecchi dimenticati così
reimplodono danno segni di pre-vita cala alle tempie
parole prigioniere lingue incatenate e sempre e ancora
quella tenera ferita attorno a cui le eleganze falcate
l’infamante allegrezza di vivere meglio così
che niente meglio la grassa lucida incandescenza di leningrado
un che di solenne poderoso la resistenza della specie
che si uccide per vivere il sacrificio rituale degli individui
il massimo permissivo equivale
al massimo ottimismo – e non
non si sfugge io sono
tu sei non sei non siamo noi
Autore: Gianni Toti
Data: 1964
Numero serie: 1964_5619

