chi è nella mia mano che mi scrive stasera
e chi nella mia cintola più stretta oggi
chi dietro la mia fronte lastricata di schegge?
e di chi è questa notte sepolta sotto le palpebre
è mio questo insieme gremito di tante parti
queste perforazioni nella carne appartengono a me?
mi calpestano i piedi mi guardano gli occhi
e mi mangia la bocca mi ascoltano le orecchie
mi possiede il mio sesso avido di bucarmi
vorrei dare le mie parole al muto qui all’angolo
e il mio silenzio al sordo perchè si riposi
dal rombo incessante sul tamburo dei timpani
e qualcuno riempisse di lacrime i miei occhi
e di sangue le fredde vene dissanguate seccate
e mi insegnasse a non essere più così mite e maligno
ma è tutto così parrocchiale questo universo senza più province
hanno amato tutti fino a poco tempo fa la planetaria Marilina
e hanno riso soltanto risate ex-chapliniane
un assassino lucido consapevole crudele loico
qui lo vorrei su questa pagina a dirsi e ridirsi
e aiutarlo ad accettare che è come tutti noi…
Autore: Gianni Toti
Data: 1964
Numero serie: 1964_5384

