il morto isulse epigrammi perché
sei versi al Samazzaro allora valsero
a Venezia ducati seimila,
e qui e
adesso altre migliaia di altre cose
per dire ciò che giammai non direbbero
le donnaccine, cioè spiccevolmente
piacere cose, come già il Baif,
sulle spalle dei seni fuggitivi
i mondi impressi erano epigrammi
ma questi epigrammacci o epigrammetti
che cosa sono se non resta il marchio
e non fugge nessuno e tutti servi
quindi servo nessuno oggi e mai più?
Aggiunti viri ventosi furibondi
nnt versificatores- non ricordi?
sunt epigrammatarii, come te
epigrammatopio che epigratti
l’ipograttanda schiena della ratta
che ratta fugge più ratta del ratto
che cosa dunque, amico, non hai fatto?
ho fatto solo quel che non ho fatto
e questo è tutto è fatto anche il non fatto
Autore: Gianni Toti
Data: 1964
Numero serie: 1964_5216

