lei lo chiama mise con l’accento verticale

lei lo chiama misz con l’accento verticale
e io dico spleen cafard malinconia disagio
lei dia diminuzione soltanto e si sottrae
e non c’è più – nentra
tra me e noi
un tu
così sottile una semplice muro divisorio
di cartapesta o d’aria colorata
d’illusione d’agire,

gli anni in fila – forse
così impersonali statistici con destino di schedari
(perché tutto è calcolabile
e anche
l’incalcolabile – come tale)

ma adesso so che sta viaggiando immobile
su ruote scafi ali ponti selle cabine
solo e aumentato da eserciti di denti
che masticano tempo e sorrisi come sta dove va

e da lontano le vedo la fenditura di vetro
nella sua tenera assorta sapiente prevista
incoscapevolezza,
e l’universo irresoluto perplesso
da sempre per sempre per un altro sempre di azione

Autore: Gianni Toti

Data: 1964

Numero serie: 1964_4969