e una e due e la punta della lingua
così freddo il calore così logico l’ossimoro
anche l’orizzonte è mensile ditiroseto come te
pleura viola sopra i monti le spalle più curvate
scoliosi anche per me grazie padre e come
se mi avessi orinato storto lo sai che anche il cuore
ce l’ho grosso non più solo metafora?
e morte della morte qualcuno conta i miei passi
l’universi rimprovera le braccia perché
potevo volerle ali qualche miliardo d’anni fa
e scelsi mani strumenti le avrei costruite poi, le ali,
non morirò di vita? vedrai se non,
quando saranno a chiedere le mie valige d’ossa
la mia vita cosa da cosare per sempre
sorriderò delle mie labbra senza labbra
rimpiangevi soltanto di non aver decifrato le tigri
e le zebre e le strisce sull’asfalto sui tuoi lombi
fra le gartie dei venti non avvertiti sulle guance
quando scalavo alberi del veliero terra e cavalcano
rami di fantasia pagine fra le palpebre
la clavicola si ribellava al bacio troppo convesso
non ho passaporto per viaggiarti dentro ancora
eppure la tua cosa-cosa, la tua anima diciamo
è a perpendicolo sul cristallino al centro della lente
lo sai che vedo tutto il mondo più piccolo?
e una e due e la punta della lingua
perché ci baciamo le parole in gola?
Autore: Gianni Toti
Data: 1964
Numero serie: 1964_4896

