e che bracciate, e come si tiene al largo

e che bracciate, e come si tiene al largo,
con quale falcata da atleta della vita,
al largo della morte,
no? sempre esclamando,
vero? sempre puntando sottolineando rosso
e andando a capo, resistendo rosso
e andando a capo, resistendo sulla linea ma
andando a capo, mangiandomi le virgole
e l’erba dietetica degli aggettivi?
ascoltami ancora
questo silenzio e poi lasciami se,
si, con quei tuoi passi
robotici, sentirai il rumore degli sguardi
sulle tue carrozze da quattro soldi che neppure..

hai capito almeno che mi si fa sera la mattina?

ho tentato di capire di impratichirmi delle valvole
azzurro elettriche dei tramonti di studiare da capo
il linguaggio delle cose che non sono più cose
ma il silenzio non è solo di dio, ti dirò se vuoi
quanto sono buio e lubico dentro e onesto così
digitalmente tra le ascelle su cui cammini

non più alcool per me solo droghe di parole
tu fumi almeno gusti sapori sulle pupille
io solo odori di ascelle -capisci?- annuso morti così vive
che il futuro dovrebbe averne paura,
e infatti
si allontana, è stato così breve il contatto
(lo scrivo anche i giornali, con gioia indifferenza)

Autore: Gianni Toti

Data: 1964

Numero serie: 1964_4897