sottovivevo

sottovivevo, e la notte se la dormiva
invece di pensarmi, qualche volta saltò la mattina,
e passai dal tramonto al pomeriggio, così,
non riuscivo a estrarmi dal vasetto di fiori
incastrato nella ringhiera del pianeta
trasformato in astronave,
a quel tempo
il mondo era in mezzatinta e l’amore
non aveva scelto quel bell’arancione
per disegnarsi le labbra sui manifesti
le città caracollavano al margine dei campi
e allungavano le mani sulle cosce delle colline

sottovivevo, curavo le rosee piaghe
dell’impossibilità di desiderarmi,
e sena oltrepassare le colonne del dubbio
verticalmente saltavo sulle mie spalle,

era meno di metà del più
che avrei dovuto essere secondo la quota
avevo già deciso di lasciare in testamento
le mie ossa per piccole colonne ansiose
su un sentiero di vetro di bottiglia
dove seguivo lontananze immobili

ma caddi sul lato sinistro di ciò
che chiamano destino, e tutto ridiventò possibile:

sopravvissi alla sottovita… (non super-vissi)

Autore: Gianni Toti

Data: 1964

Numero serie: 1964_4827