scriveva sonetti minori, sonini
piccini
poi scopriva che la macchina
è intelligente, perchè,
– come dice l’americano Spearman, esperto
in intelligenza meccanica- “pone rapporti,,
(senza di che l’uomo, e anche
l’animale, sarebbero
assolutamente stupidi, incapaci
di sopravvivere,
è a questa intelligenza
rapportatrice che dobbiamo il grande
uomo d’affari, il grande giocatore
di scacchi, il grande sonettista, ecc).
sonetti grandi, maggiori, sonetti forse massimi
macchinosi d’intelligenza,
sognava a macchina,
l’intelligenza umana muta gli scopi,
la macchina – oh no, la macchina
no,
“che non le saltino grilli
per il capo, per carità,,
l’uomo davanti alla finestra medita:
apro non apro – o apro invece e/o
chiudo la porta?
la macchina, invece
semplicemente apre la finestra,
e basta,
e questa è questa è
l’intelligenza (altro che tarbunghe
di Grey Walter, col libero arbitrio,
non ci si faccia ridere, siamo stanchi
anche di sorridere)…
così dunque
da sonetti sonini
minori piccini
sperava in sononi
tecnologicamente buoni
Eberhard Rogge lo consolava:
filosofare è difficile, poetare anche,
non filosofare è più difficile ancora
non poetare figuriamoci,
ma
perchè non provarci?
Autore: Gianni Toti
Data: 1964
Numero serie: 1964_4549


