Con tanti auguri

Con tanti
auguri,
perchè
tanti,
non basta
un angurio solo?

di felicità,
auguri,
poi cominci a spiegare
che cos’è
che per te
augura:
un dito in bocca
per esempio, ma tu
diresti meglio:
una bocca
attorno al tuo dito – è diverso,
un ombrello nuovo, poi,
perchè no un ombrello
soltanto,
se piove
basta per quella
felicità degli auguri,
poi un mucchio di foglie
per saltarci su,
è modesto
perchè non un albero
da spiumare?

un cucciolo caldo due volte,
ma io preferivo un gatto
caldo una volta sola,
o magari freddo come il suo naso,
un dieci in ortografia, poi,
ma il bello era prendere zero
piangerci su,
e accorgersi
che non era crollato il mondo,

una porta davanti
a una persona simpatica,
non la augureresti,
perchè
allora una simpatica persona
alla porta,
meglio sarebbe
senza porta, il mondo senza,
poi giocare con la sabbia
e sentirsi amici,
anche questo
è falso, perchè limitarsi
alla sabbia del giardino
governativo ?
nessuno
ci gioca, è permesso,
e sentirsi, è permesso,
e sentirsi amici, poi,
ma giocavano alla guerra,
tutti, bambini e bambine
e cosi ci sentivamo amici
perchè nemici gentili

dormire nel proprio letto?
la felicità era
dormire in un altro letto
il letto del vicino
non è forse come l’erba?
una collana di fermaglini,
una volta ci persi un dito
perchè l’avevo fatta a mia sorella
così avrò sempre fermaglini
invece di perla?
stare
con gli amici, va bene,
te lo concedo, ma
restare coi nemici non è meglio?
liscio liscio per i pattini
il marciapiedi,
perchè
voglio sempre smentirti?
la felicità
era un marciapeidi difficoltoso,
dove ci si rompeva del collo
l’osso,
aver tolto
la scheggia dal dito…
e avercela ficcata?
e così continuando
a negarti, felicità…

un albero
per arrampicarsi?
e per cadere
e farne cadere gli amici?
e per farci alla guerra?
avere tante candele?
averne poche, piuttosto
da spegnere sulla torta,
arrivare alla maniglia, certo
ma per aprire la porta, espiare
i grandi,
sapere
tutte le risposte? o saperle
pensare, e arrivarci da solo?
un lumino nel buio, o due?
però d’accordo: tanti zuccherini
gialli rossi bianchi e rosa senza
quelli verdi, ma i blu
dove li hanno messi?
il singhiozzo… dopo che è passato,
e le botte date e prese, no?
giocare sempre a scoprire
che si è nascosto, e scoprirlo?

un golfino tutto pelo,
o un pelo tutto golfino
o magari le prime
dolci sensualità dei polpastrelli
sulle gambette dell’amico/a

piegare in due (perchè
non in tre o in quattro?)
il pane col burro,
sapersi
allacciare le scarpe,
che misera
felicità-funzione!
camminare
sull’erba a piedi nudi, certo
e sui sassi a piedi vestiti..
diciotto colori diversi, ma
perchè solo diciotto? avrei
detto mille…
il bocconcino
preso al volo (da un cane,
d’accordo) trovare finalmente
quel pezzo rosa con l’angolo

di cielo
e la cima del veliero
ma non sarebbe più viva
felicità inventare
un cielo al guinzaglio
e un veliero stradale?

scoprire che dopo tutto
non sei uno zuccone
(“dopo tutto” non è
felicità, “prima
di tutto” si..)

però cento lire
per il cinema, cinquanta
per le noccioline e venti
per la liquirizia, si,
però che tristezza, dopo..

Giusta è una cosa per uno
e una cosa per un altro ( così
finisci, Charles M.Schuelz?)
il gelato per lui, i fiori per lei,
ma non ci credo molto,
troppi pochi i fiori
e i gelati io spero
che i bambini non si contentino..

Autore: Gianni Toti

Data: 1964

Numero serie: 1964_4446