Una strana libertà

tra questo quadro e questo squadro
di finestra non c’è distanza:
chi contempla
il proprio occhio? le ultime
donne prostitute matrimoniali, forse ma non
chi è dentro l’occhio il quadro il riquadro,
chi maneggia lo spazio e lo lavora a sguardi

Sei stanco di riconoscerti negli specchi, lo so,
nello specchio di casa e in quello dei manifesti
dei giornali degli schermi degli eccetera,

vuoi uscire dal gioco, proclamarti inammissibile,
avvelenato avvelante, qualcuno non datato,
in questo arrangiamento di nomi e di cieli
dove si resiste come si può all’alterazione
delle pupille congelate in una sola identità

qui ti fabbricano e rifabbricano vetusto e futuro
rigido rettile sinuoso geometrico, questo è lo spettacolo
dello spettacolo il mondo che si rifrange nelle scaglie
del serpente, nella combustione delle volpi
che scivolano dietro la tua fronte indifesa
dalla curiosità perforata incisa trasmessa
proprio perchè è ancora intrasmissibile…

non sentirti costretti dal tuo viso dall’età dei tuoi muscoli
penetra nella penetrazione ritrovati in fondo,
l’inquietudine ti rassicura fa buchi nel vuoto
e disprezza l’avamposto e la retroguardia,
e le pulsioni del presente piegato come una pagina
(la ua pagina piegata)

la tessitura la connessione la scucitura delle cose
tu sostituisci una notte con un’altra è facile
la vita può essere obliqua senza spiegazioni
anche se ti apre in un fianco anni paralleli

che fare adesso del tuo viso della tua superficie
del secolo sedentario che visita seduto l’universo,
l’assenza non c’è è una faccia della presenza
tu ci sei ci sarai sempre, non illuderti sulla morte,
la reclusione è impossibile, le carceri una trappola
che non chiude nessuno la libertà è dappertutto
le inferriate cadono ridendo in faccia ai prigionieri
che non volevano uscire,
esci tu / va via / vattene ….
se puoi

Autore: Gianni Toti

Data: 1963

Numero serie: 1963_4274