avrei voluto fare bene il mio lavoro di figlio
e adesso mia madre per avere fatto bene, lei
il suo mestiere di madre, per avere logorato, lei,
il suo stomaco di vetro, per avere risparmiato, lei,
sull’esistenza e capillarizzato il suo sangue per me,
mia madre è all’ospedale, col fegato che degenera
e quando trema, vibrano letto, sala e universo,
avrei voluto fare bene il mio lavoro di figlio,
ma non faccio bene neppure il mio mestiere
di non-figlio non-padre non-fratello,
e tutti mi dicono: che bravo figliolo,
cosi sensibile e sconvolto, anime delicata..
(con quegli spiccioli di vita di mia madre
che mi ballano in tasca, nelle vene)
Autore: Gianni Toti
Data: 1963
Numero serie: 1963_4221

