non morirò a parigi, sappiatelo, con le ossa umide
di labbra senza bocca profonde almeno quanto il tempo,
si recuperanno resterà la schiuma le ondate ferrige
a sassale ributterò sui tetti gli assalti delle piume affilate,
che insistono con le lame fuse d’unghie e cartilagini,
qui le donne incinte non si restarono più corto
che non più l’uomo ma il pianeta la specie
si suicida davanti a uno specchio ridipinto
con immagini appena immaginate, sognidi prima mattina
pensieri mai pensati…
gli animali non possono uccidersi (non tutti,
almeno, sembra), ma gli uomini
potevano solo se stessi,
e adesso tutti insieme, una sola gola
per un solo coltello una sola tempia
per una sola mosca di ferro ronzante…
non morirò a Parigi, ripeto, né in trincea
di marciapiedi troppo camminati,
né su spalti celesti, né in cantine buie
quanto i sotterranei dei pensieri
morirò tutta quanta la mia morte da solo,
quando vorrò, recitandomi intero dicendomi,
e voi non saprete
mai nulla, ma basterà
anche per voi che io sappia
come si muore senza aiutarsi
con lame lamette
insetti d’acciaio…
Autore: Gianni Toti
Data: 1963
Numero serie: 1963_4131


