la nuca in disordine, l’asola vuota,
discorsidimenticati dopo la prima parola
(che volevi dire? volevi dire?), e poi le ginocchia
distratte che litigavano – rotule torturate –
il giro del polso e delle caviglie assorto
in chissà quale orbita di sngue guasto
(le tue cose, lo so, le tue e le mie cose),
i pensieri macchiati…
chi riesce più a reggere
la dolcezza dell’aria sulle spalle irritate
dal peso senza peso di un dolore svalutato
dai troppi che l’hanno patito?
inventarle
bisognerebbe le nuove sofferenze testimoniali,
le sassate degli sguardi – per esempio – che ti rifiutano,
i seni irritanti, antidrissimi e stanchi, scoperti
per nuove mode – forse troppo facile – oppure
polvere dorata industriale sugli alberi,
unghiate negli amori obbligatori come scotto,
pranzi di enigmi laceranti insolubili,
ginocchia sciolte alle persiane per provviste
di fresco e occhiate calde, da arrostire
la fantasia più timida, e a mezzogiorno e mezzanotte
la città senza fiato, che pregusta morte e tempo
senza tempo…
nuove convenzioni, nuove torture
insomma, dev’essere questa, si capisce ormai
la soluzione dell’estate, della ripetizione…
Autore: Gianni Toti
Data: 1963
Numero serie: 1963_3923

