il tempo mise al verde, anche le ragazze
inclinarono a foglie da sbiadire al sole,
le vene scoprirono nei cavi poplitei accesi
colli di bottiglia, scheggie di vetro sonoro,
campane per velieri antichi con vele imbalsamate,
eppure il timore si diffuse subito come un colore
di pensieri sorpresi sotto guance lisce da carezze,
che sciupassero l’ora verde dell’acquario in città,
un’ombra fitta e nera, un albero di inquietudine
ci camminava tra i piedi profetando in silenzio:
che ci avrebbero inflitto vite secondarie, e ferito
le mani con fucili strani e silenziosi, implodenti,
e nascosto lime e unghie d’argento e ruggine
nelle vene, sotto le palpebre, nella tenerezza
intima degli strumenti d’amore…
ma era così ghiotta, ancora, l’esistenza,
ben stampati i destini nei registri collettivi, e
le figurine di legno dolce si agitano così
allegramente disperate nel vetro caldo soffiate
degli orizzonti finti, che non ascoltiamo più…
le parole del profeta casalingo, ancora una volta,
(per paura che tutto finirebbe, all’improvviso,
se diventassimo terribilmente saggi, incautamente…)
Autore: Gianni Toti
Data: 1963
Numero serie: 1963_3924

