una palpebra, un ariga, una fessura,
un filo, un segno, una cancellatura,
una ruga, una cicatrice, chissà che:
ma devi smetterla di preoccuparti, credimi,
quando ti guardi allo specchio, mia cara:
l’incrinatura è solo una parola, un’ombra
anche se ci si guardano, o credono
di guardarcisi, un pò tutti,
certo
è un pò oscillante la fronte e deformi sono le tempie
o sembrano, nello specchiosegnato dall’unghia,
ma non ci sono più specchi diversi, ormai,
solo quell’occhio che tenta di aprire
le palpebre di vetro, di iscrivere uno sguardo
e violare la fessura, con le strane falangi
di un sesso stupito di durezza e mollezza:
questo è lo specchio, puoi solo accettarlo
o rifiutarlo, come vuoi, riconoscerti
o cancellarti, lasciarti il tuo segno,
una piaga leggera che non si rimargina,
che turberà gli occhi del tempo:
guardati,
se non ti vedi, e solo ti prevedi,
così dev’essere
forse…
Autore: Gianni Toti
Data: 1963
Numero serie: 1963_3914

