Lo spazio cade sui giornali angosciati

Lo spazio cade sui giornali angosciati
che spalanchiamo come oscene finestre:
al di la di un oceano e di un altro
hanno cancellato ancora una volta, ieri,
facce d’uomo con raffiche e ordini innocenti,
sulle strade di Damasco e di Managna
si spara sugli specchi venati di seta
lacerando epidermidi affettuose e incante
che si esponevano a carezze d’aria…

più in la un amico dipinge e gli dicono
– un oratore capo-ufficio gli dice
con un generale un ingegnere un imbecille al fianco-
che le figlie degli alberi non sono distratte,

più in qua un amico scrive modificando così
piccoli mondi incerti se esistere o no,
e gli dicono i critici della critica all’universo
che non si può cambiare nulla, solo riflettere tutto

e io strappo il giornale e mi chindo la faccia
me ne vado da voi e da me, nella grammatica
scelgo il tempo più semplice, e mi scrivo
qui così: essere per essere,
infinito futuro…

Autore: Gianni Toti

Data: 1963

Numero serie: 1963_3663