L’età milaneseai milanesi tra ottocento e duemila

“sai, ho fatto una certa scelta, una scelta certa
la realtà obiettiva, sai, una certa realtà,
e una certa milano, sai, grigio su grigio,
o meglio luce su luce, diciamo grigio chiaro, capisci?…”

non capivo, va bene, il cielo è l’ultima cosa,
ma allora perché i paesaggi senza uomini
tutt’al più una statua in giardino, una sirena?
il futuro, ti sbagli, replicavo, non parla
un linguaggio tutto milanese, neanche
per sogno, ti garantisco, niente tregue sociali,
voi avete troppa stima, una certa stima,
per un certo futuro, nutrite sempre negli occhi
in mezzo all’acqua grigio-chiara quella ostinata
impressione di miracolo, quell’incanto positivo,

“cosi dunque, tu a noi, che sentiamo un bisogno profondo
nel sangue, il lavorare milanese che mi stanca!
Più in alto, più dentro, bravi anzi bravissimi, maturi,
col veleno della passione speculativa che si diluisce
nel corpo sano, assorbito e guarito, antivirus attivo,
la forza del combattere, la nostra vecchia energia,
la gentilezza nell’attività, ci basta un angolo solo, lo sai?
un angolo solo di riposo a recuperarci, a fare miracoli
un comignolo d’intelligenza, unica di più…

mica di più, lo so, i migliori all’attacco
siete sempre voi, poesia più industria uguale
a che cosa? uguale a che cosa? Rispondete
voi ai fatti portati più che alle parole, coraggio,
con un fatto, con la vostra grandezza
velocemente espansiva -che cosa? il pulcino

Autore: Gianni Toti

Data: 1963

Numero serie: 1963_3398-2