Non mi arrenderò, non potrò, morte,
sarebbe meglio, lo so, cederti
come a un amore giusto e molteplice,
regalarti il mio nome e il mio cognome carissimi,
lasciarmi curare dal medico della notte,
ma se pure soffrirò fino alla fine
combattendoti, difendendo l’identità feroce
e salvando il dolore del viaggio
soltanto col dolore dello sbarco,
(mi hanno imbarcato quando nacqui, nell’ignoto,
e mi sbarcano, adesso, in un porto di nulla)
resisterò, aggrappato agli specchi senza luce
in queste sale pallide dei cieli terrestri
ricucendo gli strappi, le ferite, tamponando
gli squarci, arrestando il flusso dell’essere.
è inutile che tu spalanchi le porte,
nera casa profonda senza uscita senza finestre
sull’immenso paese del nulla
io non ti abiterò, il mio dolore è straniero
alla tua pace finale, dolcissima e nemica,
ma non contratterò neppure, non mercanteggerò,
senza arrendermi, sarò atterrato,
perché tu non onori con la tua stretta chi cede…
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_3197

