non scorgevano il ventre e il dodicesimo orifizio
sotto le foride appena pensate e già stormenti fitte
eppure cuci cori trasparenti le palpebre persiano aperte
occhi sempre aperti sui sogni per non perderne tracce
nelle piaghe della realtà sognatrice instancabile.
crescevano le stelle come pietre negli stagni si dilettavano
delle orbite lente larghe verso piccolo infiniti
bucavano le segnatele azzurre attorno agli astri,
ma il ventre il dodicesimo orifizio pensieroso
non sappiamo ancora neppure noi toccarlo
fiamme vestite di cenere memorie di vecchi incendi
dicevano ora bruciano luce sole nei loro occhi
conosciamo stranissime notti dicevano albe cosi normali
da mettere in sospetto i poeti più antichi revenuti
chinati sulle spiagge a piangere col cuore
noi insegnano il ventre il dodicesimo orifizio
con braccia bruciate torce buone levate
candelabri con parole profumate e fiumi spenti
sui letti della memoria nascevano freschi sessi
finche osanno sfondare tuffarci nell’orifizio…
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_3183

