Sono più immaginabile che vissuto

Sono più immaginabile che vissuto – ripeteva all’ironia –
non c’è una sola esperienza che mi protegga
vorrei dirmi e invece di tacermi il silenzio mi mentisce.

le parole tradiscono – buona sera – chi ti ascolta?
come stai? chi osa più dirformarsi? Come sto?
non so neppure se ti gridi, non puoi sospendere più il mondo..

eppure qui, in questo luogo del tempo e dell’universo, come si dice,
dove mi hanno lasciato i missili e l’antipoesia, dove
mi ha abbandonato la grande paura e la commedia dei kappa,

qui dove il discontinuo spezza i sorrisi in quattro parti di labbra,
e l’attualità inattuale della cronaca e delle edizioni della sera
non funzionano con il so – utto – non – so – niente, forse

donerei anche la quotidianeità del rasoio e della porta di casa
se non fosse così incerta la storia sempre da riscrivere
come il passato sempre da ricordare se vuoi averne uno, essere,

forse tutto è possibile, anche l’infelicità …

Autore: Gianni Toti

Data: 1962

Numero serie: 1962_3253