Ma tu quando esci di casa vai al lavoro cammini
sei sempre cosi sicuro di essere come sembri?
il marciapiede intimidito sotto i tuoi passi,
le pareti delle case si fanno più in la e le vetrine
si specchiano nella tua faccia di vetro e pittura marrone,
sembra proprio che tu non abbia dubbi io esisto
per questo penso, ergo, e me ne vado dentro il mondo
occupando spazio, un bel po’ in fondo, e che il tempo
misuri me, se può i usoi orologi in guerra
hai risposto che si senza rispondere che no
anche tu non lo sai affatto e martelli coi piedi
l’asfalto molle o duro delle estati e degli inverni,
pesantezza di decine di chili contro leggerezza
della pallina di fango che ci porta a spasso nel cosmo-
e chiedi aiuto a tutti gli specchi persino agli specchietti
delle ragazze agli angoli delle strade, stupite dei tuoi occhi,
e i marciapiedi si alzano sempre di più sotto il tacco
timido e teneramente levato poggiato levato mi scusi
e le pareti delle case si chiudono come un libro
su una parola così tiepida che non pronuncia non ci riesce
neppure la sillaba io…
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2938

