Ieri sessanta, o settanta, non so poi quanti

Ieri sessanta, o settanta, non so poi quanti
oggi centotrenta, l’altro ieri duecentododici:
un treno, un aeroplano, uccisore a pagamento…

quattrocento agonie, fulminanti, forse neppure agonie
e i giornali piangono lacrime nere, ci scrivono addosso
l’informazione e l’obbligo sociale del dolore: d’accordo.

D’accordo, ripeto, ma dove scriverete, ditemi, se sapete,
le minuscole agonie, non dico quotidiane, ma dell’ora,
le microagonie dei secondi, le formiche incessanti del tempo?

Vorrei questo giornale, e scriverlo, e dirvi che adesso
per esempio, è un atto una agonia così piccola
che ne soffre soltanto l’insenatura stopita di una vena…

Ma non potrò dirvi nulla, e non saprete mai
della impercettibile angoscia del globulo impazzito
suicida dentro il gorgo di una goccia di sangue…

Forse non avrete mai, -mi dispiace- il privilegio di morire

Autore: Gianni Toti

Data: 1962

Numero serie: 1962_2943