Si vestiva continuamente: appena
cominciava il tempo,la mattina presto,
indossava nome cognome cravatta
orari impegni parole da dire-ripetere,
maglie camicie giacche cappotti
poi, sulla strada, nudo della casa,
indossava l’automobile, e si abbottonava
con le maniglie strette ai fianchi, di scatto,
e forse anche le strade le piazze la città
si stringeva addosso come altri vestiti…
Viveva in tempi netti, il presente
dopo il passato prima del futuro,
e solo quando- guasto o incidente- si svestiva
del cappotto di lamiera, avvertiva inquieto
un tempo misto di ieri e domani aggredirlo
ai fianchi nudi, senza portiere d’acciaio,
Ma in generale, restava sempre vestito
del suo bel poletot ronzante,
anche salendo le scale di casa, era chiuso
nella sua tenera blindatura – frenava,
sulla porta – clakson , campanello, semaforo familiare-
e allora protestava per il mondo nudo e fermo
-cioè si rassegnava, cominciava a rassegnarsi-
alle nudità necessaria per l’eternità d’una notte…
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2894

