Viveva tutta la sua vita drammaticamente,
non andava a teatro, nel cielo della sua cucina
piccolissimi angeli frustavano fulmini familiari,
si svenava da sola con brevi perdite di tempo,
beveva vino di solitudine, passava attraverso l’ago,
gettava via le gioie troppo usate,
restava sempre
abbastanza dolore da trasformare, cuocere
nelle pentole, a pressione dell’orgoglio, e sempre
chiudeva le finestre (perché sempre le apriva),
c’era subito l’universo, là dietro, e a sciami
ronzavano i sentimenti degli uomini nell’area densa di fumi
dappertutto, e bisognava in qualche luogo dello spazio
chiudersi e chiudere per aprirsi e aprire..
mia madre era così, personaggio del mondo,
aveva distrutto l’eternità in pezzettini di tempo,
li consumava con denti paziente, con durissime labbra,
sola con l’universo, gli teneva testa da sola,
non avresti udito attorno a lei, certo,
che il tintinnio culinario della vita,
ma cosse sempre tempo durissimo da cuocere…
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2856

