E le cose ci guardano, noi stiamo negli specchi,
ci siamo entrati un giorno, non sappiamo come,
e allora, non siamo più riusciti a riuscire,
il mondo è sempre là fuori, paziente, che ci aspetta,
ma noi lo contempliamo obiettivi imparziali
siamo tutt’occhi, anzi un solo occhio, senz’altro,
e tutto è a fuoco-panfocus e zoom-perfetto,
basta guardare descrivere accorarsi mitificare
l’occhio ha braccia lunghe fino all’ultimo orizzonte,
è bello stare chiusi negli specchi, difesi dagli urti
appiattiti nei vetri lucidati a smeriglio, appena opachi
per i nostri fiati pesanti e oscuri, il quasi-respiro….
Ma poi che succede. le cose si muovono, entrano
negli specchi, e vacillano i vetri e crash, crash,
il rovinio dei cieli di cristallo aggriccia
le nostre fragili spine dorsali a due dimensioni..
Non ci difendono più gli specchi e le riflessioni
ci siamo consegnati alle cose, schiavi illusi di libertà,
ora in un mondo ustorio crepitiamo anneriti
in genere di immagini, in fumo divisioni tre…
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2867

