Una crepa, una riga appena scritta, da scrivere
con fili lunghi di spazio, è corsa da qui a li,
e il fulmine del vuoto apre ancora, dopo lo scatto,
la fenditura dove scivolano le dita d’aria, sottili,
Attenzione, si incrina, forse, anche il cielo se insisti
a riunire le labbra, chiudere le porte, accostare
i bordi della piaga, come se fosse possibile
che le rive del fiume tornino a baciarsi…
Ma è inutile, con la crepa, e il fendente
invisibile che ha reciso tenere carni e dure pietre
ciò che comincia finisce, chi parte arriva, raccogli
dunque con mani caute e pazienti i vetri rotti della coscienza
e non ferirti! no, non le mani, si capisce..
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2835

