– Lasciamo, amica mia amico mio, vi prego
il presente del mondo indicativo, il tempo troppo sicuro,
che non coniuga neppure un possibile –
tutto al futuro anteriore, d’accordo?
– Io sarò stato come tu sarai stata e lui …
avremo a lungo, forse troppo a lungo aspettato
l’evento, l’incredibile, lo stupore improvviso,
e in un’ora di un giorno impreveduto
sarà arrivato, salutando: -come?
più non mi aspettavate? Mi avevate da sempre
assicurato l’attesa, la fedeltà più stanca…
– L’avremo aspettato, sarà venuto,
non diverso, non peggiore, non inferiore all’attesa..
semplice e complicato, come il silenzio
quando s’intenerisce sui tuoi timpani troppo logori
e quieta le tue tempie, con la sua sorda carezza…
-Il futuro anteriore, il nostro passato
anticipato con parole impazienti
per quella trepida inquieta ansia
della carezza del silenzio, l’ultimo, o il primo.
-Il primo, io scrivo il primo ….!
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2826

