Un borbottio di luce sui vetri, nient’altro,
ma bastò a romepre il silenzio del buio
a sera, ormai, mi ero già guadagnata la la mia morte,
e la notte camminava nei corridoi, a passi altim
ci mordevano la pelle a piccoli morsim inghiottivamo bocconi di tempo,
lasciavamo che gli istanti lottassero con l’eternità,
la moltitudine era così lontana ormai, sui marciapiedi,
e la solitudine anche, distrutta dalla terza mano
buio e silenzio erano d’accordo con la fatica di non esistere..
e bastò un borbottìo di luce sui vetri, nient’altro
perché cenere anonima bruciasse sulle tue labbra,
avvertendoti della morte appena guadagnata,
il cielo perse quota inchinandosi sulle tue spalle
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2801

