Mordeva anche le ossa, i denti si installavano
nella tenerezza che chiamano scheletro, abitavano
in questa casa senza porte e finestre, con un tetto
sollevato come un cappello, a salutare
il tempo il vento il secolo lo spazio chissà chi.
Mi apriva la fronte e con lingua d’amore
leccava i lobi cerebrali, ricordi e presentimenti,
morsicando gli accenti dei versi non scritti, uccidendo
pensieri pericolosi con un dente canino e cariato,
lasciava tutto così, spalancato, al freddo del tempo.
Poi ritornava, chiudeva, apriva altre porte, la gola
per esempio, o il sesso nascosto sotto l’ ascella,
ma il coltello era senza filo, ossidata la lama
che frugava nelle vene asciutte, lambendo la memoria
del sangue, ascoltando la memoria eternamente circolante
Autore: Gianni Toti
Data: 1962
Numero serie: 1962_2792

