Lo vedo

Lo vedo, a volte, che si chiude il viso come una porta,
e, dentro, lo immagino che si tormenta e si chiede
perchè proprio lui solo lui debba rendersi conto
di tutto il deposito di dolore accumulato da millenni,
e non possa essere felice in un mondo di assassini
stampani sui giornali, cioè tutti i giorni, sempre ormai,
perchè le strette del destino come lo chiamano non si allentino mai
sul suo cuore così ciancicato da buttarsi via,
e quando lei lo lasciò – dispiaciuta, si capisce –
non riuscì a rendersi conto, allora, che era finita,
così continua, e allora tutto il dolore del mondo.

Lo vedi, a volte, che apre il viso come una porta
e, fuori, gli discuto il dolore, glielo contesto a muso duro:
qualche volta lo faccio anche ridere, davvero,
con la macchinetta della freddura faccio scattare le sue mascelle,
e lui dice va bene va bene tutto andrà per il meglio
ma ciò che è perduto, non si può ritrovare,
e il dolore se è vero non si può riscattare,
se poi non è vero niente allora non scocciatemi,
quando piangerete ai funerali dell’amico suicida
vi riderò in faccia, cani ipocriti…

Lo vedete anche voi, a volte, che apre e chiude l’anima,
non c’è nulla da fare, forse, se non cambiare il mondo
e non solo il futuro, anche tutto il passato…

Autore: Gianni Toti

Data: 1962

Numero serie: 1962_2783