L’amico continua a morire II

I
L’amico è morto un amico commenta è morto
perché si era rotto dentro allora era morto
e nessuno lo sapeva neppure lui che ra morto e che
doveva uccidersi per saperlo e non continuare
ad andare così in giro ingannando tutti
e se stesso la mattina offrendosi allo specchio
come viso di vivo un ricordo di vivo che non sapeva
come sarebbe morto e se sarebbe morto non l’avrebbe creduto
l’amico morto di essere destinato a impazzire così
con lamette blu giustiziere di gole troppo silenziose
e di lasciarci così, incazzatissimi con lui perché
dovremmo ormai tutta la vita fare i conti con lui
con questo fatto che ci riguarda, tutti ci riguarda,
tanto che adesso non sappiamo che dirci non sappiamo
neppure piangere solo riflettere inutilmente
all’inutilità dei tuoi trentotto anni tagliuzzati adesso
abbiamo tutti giugulari recise qui dentro, si rompe
qualche cosa anche più dentro ci rompiamo dentro
ma continuiamo a raccontarci, raccontami raccontati
era bravo gentile ironico paradossale serissimo coscienzioso
va bene andiamo via a lavorare a scriverci addosso
bisogna pure che qualcosa cambi in questo mondo tritato
che la morte non sia più “un accidente curioso
della materia brulicante” recita dissoluzione fiotto
di parole giù dalla gola dalle giugulari spalancate
di un amico morto che si rompe dentro..

II
“Cercate di dimenticarmi – anzi,
non cercate niente, neppure di dimenticarmi,
dimenticatemi senza dimenticarmi,
cancellatemi dalla fronte … ” così aveva detto
prima di aprire le porte scarlatte
dell’esistenza, entrare nella gola oscura
chiusa sulle parole per trentottanni di pazienza,
e inoltrarsi nei corridoi delle giugulari
per incontrare una morte urlkante e silenziosa

non gli andava più non capiva più non tollerava
ogni mattina i fiotti di maniche le bandiere di giornali
spalancati sugli occhi la marcia brulicante

Ma la curiosità, almeno, amico mio…?
Neanche come andava a finire di scuoteva più. Perché?
e la sorpresa finale dell’angolo della strada?
da troppi millenni si muore e non si mai fino in fondo,
certo, hai ragione, ma forse è solo in questi pochi anni
che recitano tutti questi millenni la loro parte e domani
ci avrebbero forse detto, davanti al sipario : dunque
siete appena nati siamo tutti appena nati
e ci siamo finti un passato perché non avevamo
neppure un futuro _ così ci avrebbero detto, ci saremmo detto,
mi sarei detto domani se tu non te ne fossi andato
lasciando un’eredità di dubbi affilati
come la lametta che eternamente ti tortura
sulla nostra povera gola.

III
Hai rimesso tutto in discussione non capisci?
resistere che senso ha se non si resiste insieme?
da solo che ce la fa? chi ce la fa senza di te?
adesso ci giochiamo le abitudini conquistate
giorno per giorno ce le rilanciamo non ho voglia
di lavorare non mi frega più niente – questo
ci hai lasciato solo pochi si ammazzano gli altri
restano a guardarsi con la confessata sensazione
di non aver capito mai niente che solo tu forse
hai intravisto qualcosa e subito hai preso la decisione giusta :
uscire dal campo di battaglia che non è campo di battaglia
rifiutarsi al gioco svalutando tutto rivalutando
chi getta la spugna con infinito disprezzo
e il fucile e lo scudo e la penna con l’indifferenza
del disertore che ha il coraggiosupremo se lo trova
di fuggire e battere il nemico così lasciandolo
senza vittoria in uno strano campo di battaglia
dove non si combatte dove soltanto si passa
fingendo poi uscendo di scena in un camerino di luce fredda
dove si può uscire anche da se stessi e spogliarsi
dei costumi e del viso e della pelle e delle vene
con una piccola morte ironica tra le mani
che ride senza sorrisi sulla bocca senza labbra

Hai rimesso tutto in discussione, hai capito,
e adesso che ho deciso di restare devo rifare tutto,
sfidarti battermi con te che non ci sei : ci devi essere
non credere sia così facile andarsene non te ne sei andato
come potrei parlarti se fosse così?

IV
Non più sangue negli itinerari
del tuo corpo non più circola,
solo ombra .

un bicchiere ricolmo di ombra pura
vorrei berti e non so
con queste labbra abituate
a bevande più facili : sangue magari
non ombra, non silenzio

gli altri mi dicono gli altri
non per la curiosità resistere
non per come andrà a finire
non per l’assurdo improvviso
che spiegherà tutto prima della fine,
per gli altri dicono gli altri
ma tu dici di no
tu dici che gli altri siamo noi
che non ci sono
gli altri

io, dunque,
sono gli altri, e non posso
resistere per loro, solo per me,
e mi sembra poco e troppo
perché io sono pochi altri e molti altri
ma tu, tu chi eri, quale altro?

V
Persino le scricchiolanti giunture
delle mie ossa, persino
l’aorta ingrossata,
qui dentro
che non si rompe non voglio
hanno sentito il tonfo del ramo
l’albero del tempo,
di cui raccogliamo foglie nere, adesso . .
gli amici, nel terrore frusciante dei superstiti .

Persino la mia gola,
ha mezza italia di distanza,
si è aperta come una finestra malchiusa
e vi è entrato il tuo sangue,
fiotto fraterno disperato di disperare,

Persino le mie giugulari
si recidevano lontano da me
e mi chiedevano di fermare
il coltello di tenebre,

Persino il fazzoletto sul collo
mi duole sopra gli squarci

Perché hai torturato
anche la mia gola?

VI
Si sono impennati
balconi e terrazze,
con un nitrito di marmo
e il selciato ha restituito
capitali di passi battuti
tonnellate di indifferenza

Solo gli uomini – altri
hanno detto non diciamo niente
abbiamo pagato il biglietto
siamo in regola abbiamo pazienza
fino al capolinea delle tenebre

i corridoi hanno smesso di andare
da una stanza all’altra in ascolto
dei passi frettolosi della fuga in avanti,
e tra le fessure della notte fitta un impiantito
astri lontani hanno curiosato
e il cielo in comune qui sopra ha avuto un brivido

solo gli uomini – altri
non hanno detto diciamo qualcosa
abbiamo pagato il biglietto – chi ne sa niente? –
Scendiamo presto, subito, prima
prima dell’ultima fermata…

Autore: Gianni Toti

Data: 1962

Numero serie: 1962_2659