E pensare che so

E pensare che so: i discendenti
parleranno del nostro autoricatto
con trepida pietà. Di noi diranno:
“a se stessi obbedivano, a qualcuno
di loro a un punto tale che tacevano
per non fare il gioco dell’avversario”

(E facevano il gioco dell’avversario)

“Ma ora è passato-si consoleranno-
il ricatto è finito, non c’è un uomo
che ricatti il suo simile o se stesso”

(Forse: e nessuno ci riscatterà)

Disobbedirci dunque: e come e dove?
E’ troppo tardi, questo è il labirinto
che abbiamo costruito, e qui vaghiamo,
dimenticati il disegno e la chiave,
com’era stato detto e progettato

Disobbedire comunque? distruggere?
I discendenti non compiangeranno
più nessuno, più non discenderanno
dai tristi lembi dell’obbedienza….?

E pensare che so e scrivo soltanto
per pochi amici, e per loro, domani….!

Autore: Gianni Toti

Data: 1961

Numero serie: 1961_2372