Ho frugato per caso nella memoria, cercavo
un dato una cifra una cosa da nulla
e il nascondiglio scopersi, che avevo nascosto
così bene da dimenticarlo, e ciò che avevo gettato
laggiù con mano saggiamente distratta, insolentemente
fingendo così bene indifferenza da crederci:
Ho così ritrovato il frammento dello specchio
e il linemento della sembianza che un giorno
si era disegnato per un attimo sull’equivalenza
Volevi riconoscerti dopo l’annilichimento
provvisorio del tuo autoregalo, e la donazione
riscattare nel rossore, nella macchia incancellabile
sulla guancia interiore bruciata, già cenere
E ti detti il pezzetto di vetro, insultando
la leggerezza, la gravità, il peso dell’attimo
irripetibile. Così ti aveva perduta, inavvertito
entrando dentro te, nel tuo sonno….
Nascosi tutte, sotto la cenere, bruciata ancora,
così bene, così bene da dimenticare,
così male, così male da ritrovare
tutto proprio adesso, che oscillo nel mare alto
-e c’era bonaccia qui, tra onda e onda-
e lo specchio s’increspa e scopro il fondo del baratro
dove qualcuno mi nasconderà per sempre
e sarà impossibile ricordarti (… nasconderti con me poi ritrovarti)
Autore: Gianni Toti
Data: 1961
Numero serie: 1961_2264

