Anch’io i miei pellirosse, i miei negri, i miei ebrei:
non sono uomini, naturalmente, nè razze;
pensieri piuttosto, proibiti o rischiosi,
che io caccio nella “riserva,, interiore, che perseguito,
ai quali vieto di salire con me
al piano superiore,
oppure impongo loro un segno distintivo,
per riconoscerli subito, fuggirli
oppure camminare fianco a fianco,
ma a debita distanza…
Ma è inutile, come per le razze, lo so ormai:
i pensieri sono tutti fratelli, e non c’è niente da fare,
tornano, sempre, e crescono e ricrescono,
non li puoi sterminare, nè isolare, o declassare
in pensieri di “prima” o di “seconda,,:
e allora eccomi qui a discutere
col pensiero del perchè, col pensiero della morte,
dell’amore e del pessimismo, col pensiero della poesia,
Ha un piano il mondo, o uno scopo?
O basterà che glielo diamo noi? È possibile?
Il brutto è che sono soltanto domande,
non risposte….
Autore: Gianni Toti
Data: 1961
Numero serie: 1961_2272

