Nessuna timidezza, solo penetrante pazienza,
E’ cominciata la primavera della morte
e i primi fiori suicidi germinano nelle vene
stancate dal sangue, si possono intravedere
la gloria dell’attesa, il trionfo dei presentimenti,
la mano battuta sulla spalla, l’avvertenza,
la prefazione dell’ultimo libro da leggere,
la punta e il filo della lama, il manico
con le insenature consunte per le dita,
la dissimulazione dei sorrisi dopo le palpitazioni
e i soffi e le fitte e le strette sul muscolo
dal frutto del petto, all’albero, alle radici
dai piedi al centro della terra, ai rami delle braccia
E come s’incupa la mano distesa mitemente
sul seno sinistro, puoi osservare le dita
che fanno da loro senza aspettare comandi
dalla centrale alta che registra soltanto
Io dico primavera della morte, ed è un tenue inganno
forse è già estate, forse è l’ultima stagione:
io non so dirmelo, la verità non posso vederla,
percio risparmio resistenze e minuti coraggi,
e arno e disarno i sensi, distacco le connesioni
fra mano e mente, tra vena e vena.
Forse ho tempo per costruirmi una augusta serenità
una solenne e tenera disperazione…
Autore: Gianni Toti
Data: 1961
Numero serie: 1961_2204

