Qui le capanne issano le vele
degli aironi sui cieli delle canne,
è la pianura che continua il lago
-e vi navigano vacche, cascinali,-
altri pastori misurano il vento
con bastoni adornati da una lama
Tu parli, e le parole adesso salpano,
la corrente le porta fra le canne
che le misura, eterne, sull’acqua
dello stagno, acqua ferma, immemoriale.
Balaton, dico Balaton, silenzio
semplificato da un accento breve
-sillabe regnanti come scale
del Badacsonyi sulla tua peluria
bionda sotto l’orecchio, sulla nuca
denudata da un tralcio di speranza.
Le cantine si chiudono ora, inquiete,
sotto i basalti, sei greve d’amore,
lago stanco, tu quasi mi assomigli
Autore: Gianni Toti
Data: 1961
Numero serie: 1961_2192

