Lo spazio venne inquieto a salutarmi
con due dita di vento sulla fronte.
Mi abbracciò, ansioso di -naturalmente-
non so che cosa: io giacevo nell’alfold
in qualche parte d’Ungheroa, con libri
e taccuini in grembo, aspettando
pensieri in volo da lontano a me…
E arrivarono lente pigre vacche
meditative, assorte nella sera,
vecchie lune assonnate tramontanti
sull’altura…passarono qui accanto,
e lo spazio sorrise, misurato
dagli zoccoli; poi: -bacio le mani-
salutavano gli ultimi pastori
stivali antichi, cappell con orbite
di lucciole alla falda tutt’intorno,
calzoni aperti al vento sui malleoli,
giacche con alamari alla Petofi,
o alla Csokonai, forse, Anch’io risposi:
-bacio le mani- ascoltando il trattore
arancione iracondo scarabeo
con elitre d’acciaio che passava
con -buona sera- di tozzi motori..
Ci sorridemmo: gli ultimi pastori
e l’ultimo poeta, quietamente.
L’ora lenta passò sulla mia fronte
chiamando -assiso sulle mie ginocchia-
lo spazio che dimenticava il tempo
Rimasi solo, tanto
dei pastori che andavano a morire
fra alamari di sole ripetendo
“meditandoti” di ungaricità
le popolari canzoni di Sandor…
Autore: Gianni Toti
Data: 1961
Numero serie: 1961_2190

