Era soltanto uno ieri un po’ approssimativo,
si illudeva di essere oggi, non sarebbe mai stato domani,
non sapeva nulla degli spasimi quotidiani
inferti dal più timido dei nostri soli interni,
e degli imperi carbonizzati che restano scritti
nelle pagine bruciate di storie sconosciute per sempre,
delle acque flagellate da code crudeli, dei fiumi
senza sorgente e senza foce che non sanno dove andare
nel loro letto alto sopra le rive….
Questi bulbi infiammati, queste linee bruciate
sul viso appena immaginato, a che punto
stanno? Voi certo lo sapete, amici,
che sta per arrivare al nostro foro interiore
un codice di gesti legittimi e liberi, stranamente liberi
e necessari, che la notte si prepara a levare
le sue tende oscure, e a partire
verso orizzonti stanchi, calcinati dalla luce di soli disperati
Gli alberi hanno strappato le radici, dicono,
e stanno portando via gli uccelli e i nidi e le uova.
Dovremmo ascoltare con l’orecchio appoggiato all’orecchio
della terra, i loro passi di legno, lo scricchiolio fragrante
della loro insubordinazione finale
Era soltanto uno ieri un po’ approssimativo,
immaginava, cioè, “vedeva” e riferiva
su carte da inviare lontano, con barche di cassetti,
Non sapeva che non era immaginazione…
– a Squarotti (Prove – Cratilo)
– al Carducci 63
– al Montebelluno 63
– al Cernia 63
Autore: Gianni Toti
Data: 27/10/1960
Numero serie: 1960_1384_1, 1960_1384_2
Evento scatenante:
Temi: tempo; condizione umana
Emozioni trasferite nella scrittura: malinconia; inquietudine

